Voyage autour de leur chambre (2014)

fotografia

Pensando a Luigi Ghirri, ho deciso di percorrere un Viaggio in Italia, e raccontare alcune storie.

Sono entrata nelle stanze di persone venute in Italia per lavoro, per studio o per motivi politici. Ho voluto compiere un Voyage autour de leur chambre per raccogliere indizi e frammenti del loro paesaggio più intimo: dettagli del racconto delle storie di queste persone. C’è una valigia a portata di mano per tornare da dove si è venuti o andare altrove; orologi con cui osservare il tempo che passa. Le loro camere rappresentano degli spazi di vita provvisoria, consumata nell’attesa di un futuro migliore. Immagini che mi hanno permesso di parlare di loro.

Fotografie che sono finestre, aperte sulla loro storia.

Testo critico di Benedetta Carpi De Resmini:

“voi che dentro a un boudoir rinunciate al mondo per la vita; amabili anacoreti di una sera, venite anche voi: datemi retta, lasciate queste nere idee; perdete un istante per il piacere senza guadagnarne uno per la saggezza: abbiate la bontà di accompagnarmi nel mio viaggio; procederemo a piccole tappe, ridendo, lungo il cammino dei viaggiatori che hanno visto Roma e Parigi; nessun ostacolo ci potrà fermare; e consegnandoci allegramente alla nostra immaginazione la seguiremo ovunque ci vorrà condurre”.

Lo spazio chiuso non rappresenta un ostacolo; la stanza, popolata di pochi elementi che rimandano al quotidiano, diventa la struttura stessa di ogni tragitto, vero o immaginario. Nel 1790 Xavier de Maistre, costretto dalle autorità all’immobilità forzata, scrive un piccolo e agile romanzo che narra le peregrinazioni dell’anima. Soffermandosi sulle fotografie di Marguerite de Merode l’assonanza con le parole dello scrittore francese è immediata. Attraverso la fotografia de Merode si interroga sul viaggio; con insistenza quasi antropologica si sofferma sulla condizione dello straniero in Italia. Con pochi elementi inizia la sua investigazione nel quel quotidiano di ognuno di questi personaggi. Ali, Hassan e Luba sono nomi senza identità precisa, senza un volto, e attraverso un dettaglio, attraverso una nitida logica degli oggetti si arriva a un vissuto, un breve racconto sull’interiorità di ognuno di loro. Lo sguardo sociale sulla precaria condizione degli immigrati in Italia è del tutto marginale, il viaggio è inteso piuttosto come esplorazione nell’universo sensibile. Lo specchio, la valigia, il calendario diventano finestre aperte sul mondo. Una stanza racchiude il presente e al contempo un ricordo del passato, attraverso il suo sguardo l’artista riesce a cogliere il rapporto di senso che si stabilisce tra le singole figure di un lungo racconto. Gli elementi conservano una propria autonomia, ma racchiusi in un inquadratura ne rivelano improvvisi legami di senso.Ogni stanza è costellata da banali frammenti di quotidianità che perdono la loro funzione per essere messi in posa dal fulmineo destino della fantasia. Con questo libro l’artista stabilisce un nesso profondo con le sue riflessioni sulla sequenzialità delle immagini. Queste fotografie pur conservando una loro autonomia, mostrano una profonda struttura narrativa che rivela l’immediata importanza del “libro” come mezzo che permette alla fotografia di dialogare apertamente con la scrittura, “per scoprire e costruire immagini che siano anche nuove possibilità di percezione”1.Ogni immagine è parte quindi di un lungo orizzonte indistinto dove sono i singoli particolari a far emergere uno spazio come parte indissolubile di un tutto.La lezione ghirriana emerge preponderante in queste fotografie che recuperano l’anima dei luoghi, valutandone la storia, il vissuto, e il potenziale di immaginazione, grazie a uno straniamento dello sguardo da quegli elementi puramente documentari, che suggeriscono quindi un’attenzione alla visione in “corto circuito che ha interrotto il dialogo con il mondo esterno”2

Benedetta Carpi De Resmini (curator and art critic)

1,2 Luigi Ghirri, Niente di antico sotto il sole 1997