Libri allo specchio 2017

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 Del furor di legger libri

Non vi sono che sei pagine meritevoli d’esser lette, separa quelle dal rimanente, e getta l’opera nel fuoco»: questo era il consiglio che lo scultore Etienne Falconet dava a Denis Diderot nel 1766, dieci anni dopo la pubblicazione della celebre Encyclopédie, che avrebbe aperto la strada all’illuminismo. In quegli anni il libro era un oggetto di culto, viatico fondamentale ed indispensabile per la persona di cultura, che gestiva con cura maniacale la propria biblioteca personale, magari seguendo gli avveduti consigli del prelato Galvano della Volpe, autore di Del furore di aver libri, un prezioso e acuto manualetto pubblicato nel 1756 come autorevole guida ad una corretta gestione e conservazione dei propri volumi. E magari proprio nella Roma del Diciottesimo Secolo, dove illustri famiglie di librai ed editori come i Pagliarini, i Puccinelli e gli Zempel accoglievano studiosi e intellettuali stranieri arrivati nella città eterna alla ricerca di volumi di archeologia, storia dell’arte e cultura classica e si apriva il salone monumentale della Biblioteca Angelica, eseguito dall’architetto Luigi Vanvitelli e inaugurato nel 1765.

Oggi, in un i-time dominato da Google e Wikipedia, e-book e kindle, riflettere sul rapporto tra lettore e libro cartaceo sembra una discussione riservata ai pochi che non si sono ancora del tutto arresi all’irreversibile e inarrestabile dominio del digitale, ma in realtà è molto, molto di più. Il progetto Libri allo Specchio, che riunisce venticinque opere di Marguerite de Merode, che compongono altrettanti autoritratti di personalità affermate in diversi settori, intende proporre una riflessione sul rapporto privato tra il lettore e il suo livre de chevet, che ha scelto come testo essenziale per la propria personalità. Una relazione intima, che conduce da una parte ad una sorta di feticismo del libro come oggetto, da leggere e rileggere, e dall’altra ad un’affezione per il suo contenuto, talmente fulminante da non dover essere più ripreso in mano. Ho sempre pensato che chi legge un libro, in qualche modo lo riscrive” ha dichiarato Dacia Maraini, una delle protagoniste di questo progetto, che vede il libro come un luogo di incontro tra scrittore e lettore. Un incontro che in Libri allo Specchio si arricchisce con un terzo soggetto, l’artista, che trasforma in immagini questo spazio privilegiato, e lo reifica in un nuovo orizzonteun territorio altro dove si incrociano felici corrispondenze elettive.

Esiste un fil rouge che unisce, come una trama invisibile, i protagonisti di Libri allo Specchio? C’è un minimo comune denominatore, un tratto unificante? Non è facile trovarlo. Scelte diverse, lontane nel tempo e nel genere, che spaziano dalla antica Grecia all’età contemporanea, dal romanzo al racconto breve, dall’album di figurine al libro illustrato per ragazzi fino al saggio storico, costruiscono un caleidoscopio di pagine, una trama di parole senza orditi nè maglie. Eppure, ogni protagonista ha raccontato il proprio libro come un mondo privato, dove paesaggi reali si sovrappongono a quelli letterari (Mimmo Jodice), suggeriscono luoghi di affezione sono sospesi tra passato e presente(Francesco de Notaristefani, Marguerite de Merode, Fulco Pratesi) o suggeriscono affinità elettive tra autori di epoche differenti, quasi con valore profetico (Dacia Maraini, Giorgio Parisi, Lorena Preta, Silvia Ronchey, Chiara Valerio, Paolo Zellini) . Testi incentrati su relazioni intime e fulminanti (Emma Dante), memorie di sommovimenti sociali (Monique Veaute) inquietanti coincidenze tra parole scritte e opere d’arte (Patrizia Sandretto Re Rebaudengo) pagine che hanno segnato un destino professionale ( Andrea Cortellessa, Carlo Fuortes, Sebastiano Maffettone, Marco Tirelli ) . Testi che sottendono suggerimenti di carattere morale (Livia Aldobrandini, Franco Purini) , valori evocativi di singole parole (Emanuele Crialese, Ludovico Pratesio frammenti di esperienze  complesse (Marino Sinibaldi, Stefano Velotti).

Ludovico Pratesi