Hands (2015)

fotografia

I asked some homeless people whom I had met on the street or queuing for help at counseling centres, to expose themselves and open their hands to me. In asking them to show me the palms of their hands, and to allow me to capture the image, I wanted to open a page of their story, where they keep the visible and invisible signs of their past.

The hand is the first tool of the human race, an istrument for procuring the means of livehood, or to communicate. Showing the palm of the open hand to the eyes of others has always been associated with the willingness to transmit truth, honesty, and loyalty. Its imparts tranquillity, may seem like a signal of subordination, however, perhaps it is instead the necessity to instill, in the interlocutor , great trust in one’s intention.

The people I asked to photograph, with the palm of their hands extended towards me, did not all react in the same way. Some lent themselves enthusiastically to my request, others did so with reluctance, and some refused.

Together with that refusal, there was a sense of shame an embarrassment, or an attitude linked to the tradition that sees photography as a way of robbing the spirit. When people accepted my request, they did not show me the hands asking for work, but that open themselves to the eye, leaving us the freedom to read what we want. My choice to photograph the palms of people, mostly foreigners, who had lost their job and are searching for new one, was driven by the fascination for the intensity of the map of lines etched on the palms of their hands. It almost seems to indicate their path and invites us to look at what they have to offer, a wealth of work experience, where the issue of migration is becoming more acute and where Italians and foreigners now share the same path. It encourages us to ask ourselves where they come from, their stories, what experience they bring with them, and what the map of their open hands shows us.

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Ho chiesto a delle persone senza lavoro, per strada o in fila a chiedere aiuto nei centri di ascolto, di esporsi ed aprire le loro mani verso di me. Nel chieder loro di mostrarmi le palme delle loro mani e di darmi la possibilità di fermarne l’immagine, ho voluto aprire una pagina sulla loro storia, dove mantengono i segni visibili ed invisibili del loro passato.

La mano è il primo strumento del genere umano, strumento per procurarsi i mezzi di sostentamento, o strumento per comunicare. Il gesto di esporre allo sguardo il palmo della mano aperta viene da sempre associato alla voglia di trasmettere la verità, l’onestà, la lealtà. Trasmette tranquillità, sicurezza ed apertura. Significa che si è disarmati. Aprire la mano può sembrare un messaggio di subordinazione, ma è forse, invece, la necessità di infondere, nell’interlocutore, maggiore fiducia verso le proprie intenzioni.

Le persone alle quali ho chiesto di farsi fotografare il palmo della mano teso verso di me non hanno reagito tutte nello stesso modo. Alcuni si sono prestati con entusiasmo alla mia richiesta, alcuni con reticenza, alcuni hanno rifiutato di esporsi. Con il rifiuto c’era un senso di pudore e d’imbarazzo, oppure un atteggiamento legato alla tradizione che vede nella fotografia un modo di depredare lo spirito. Quando queste persone hanno accettato la mia richiesta non mi hanno fatto veder delle mani che chiedono lavoro, ma che si concedono ai nostri sguardi , lasciando a noi la libertà di leggere quello che vogliamo.

La mia scelta di fotografare l’interno delle mani delle persone, quasi sempre stranieri, che hanno perso il lavoro e che ne cercano un altro in qualsiasi modo, è stata guidata dal mio fascino per l’intensità della mappa di linee incise sulle palme delle loro mani, che sembra quasi indicarci un loro percorso ed invitarci a guardare quello che hanno da offrire, un bagaglio di esperienza di lavoro lì dove il problema della migrazione si fa sempre più acuto e dove sia italiani che stranieri dividono ora lo stesso percorso. Ci incoraggia a chiederci da dove vengono, qual è la loro storia, che esperienza si portano con sé e cosa ci mostra la mappa delle loro mani aperte?